I vantaggi del misto

di Sofia Martini Commenta

Il tasso variabile sta prendendo quota.

Sempre più consumatori, alle prese con la crisi economica, scelgono il mutuo a tasso variabile che permette di “ingannare” gli istituti di credito sulla percentuale di stipendio necessario per rimborsare la rata. Ma le cose stanno cambiando. 

Gli analisti sono ottimisti: fino al 2014 il tasso Euribor al qualche si lega l’indicizzazione del mutuo a tasso variabile, dovrebbe restare al di sotto dell’1 per cento. Quindi chi in questi mesi ha sottoscritto un variabile può star sicuro di risparmiare qualcosa.

Il problema è che al di là dell’ottimismo temporaneo, la situazione non può durare a lungo ed oggi le statistiche parlano chiaro: a fronte di una diminuzione dell’Euribor c’è stato un aumento dello spread applicato dalla banca, tanto che i prezzi di questi prodotti creditizi sono rimasti praticamente invariati.

Eppure fino a prima della crisi i mutui a tasso variabile, in quantità, erano la metà di quelli a tasso fisso. Adesso invece i consumatori che vogliono il variabile sono il 43% a fronte del 42 per cento che dichiara di essere ancora affezionato al tasso fisso.

Il consiglio dunque è quello di optare per un tasso misto con ingresso variabile ed opzione di cambio biennale, oppure per un variabile con cap che può evitare le sorprese sul lungo periodo.