A Ostuni si discute di Mutuo Sociale

di Moreno Commenta

 Si rimprovera spesso, e – almeno secondo noi – a ragione, la “grande politica” di cui si parla nei telegiornali di non tenere granché presenti i problemi reali della gente: riforme elettorali, legittimi impedimenti e affini poco affascinano l’audience, che forse preferirebbe capire quali siano le reali intenzioni del Parlamento – tutto! – in materia di scuola, infrastrutture, welfare. Per fortuna esiste anche una “politica di prossimità”, fatte da persone ancora appassionate e vicine ai problemi della gente indipendentemente dallo schieramento politico di appartenenza, perché i problemi – spesso – sono problemi di tutti anche quando non riguardano proprio tutti da vicino. Rendiamo perciò conto del fatto che si è svolto nella mattinata di domenica 18 aprile a Ostuni un banchetto sul tema del caro immobili nella “città bianca” e sulla necessità di rinnovare il piano regolatore cittadino che ormai risale ai primi anni novanta.

Molti i convenuti, e tra questi segnaliamo la presenza di “addetti ai lavori” del settore edile, tutti infine concordi sull’istanza del lancio di quella che per ora è soltanto un’idea, ma pronta a tramutarsi in azione tangibile non appena si troveranno le modalità e le risorse (un tema, questo, certamente non secondario) per metterla in atto: il Mutuo Sociale. La misura, secondo coloro i quali sono convenuti alla colazione programmatica, garantirebbe ai cittadini meno abbienti la possibilità di acquistare una casa di proprietà tutelandoli dai tassi variabili che le banche applicano sui mutui e che gravano in maniera netta sui bilanci delle famiglie monoreddito o con reddito basso.

Non sta a noi, né qui né ora, aderire all’iniziativa o cassarla sul nascere: la realtà di Ostuni è specifica di quella e di quella sola città, al massimo sarà possibile tentare di esportare il progetto una volta che il laboratorio messo in piedi avrà eventualmente dimostrato di essere funzionale allo scopo del progetto dei suoi proponenti. Resta però il fatto, reso evidente dal ricorso di alcune banche al “tasso variabile con cap”, che manca una regolamentazione a livello statale del massimo rischio applicabile all’acquisto di una casa di proprietà.