Mutui: TAEG interbancario scende ancora, 2.89%

Una notizia può essere più o meno bella a seconda degli occhi che si utilizzano per leggerla. Un aforisma che i professori di storia amano utilizzare quando spiegano è che “La Storia la scrivono i vincitori”; lo stesso può dirsi della vita quotidiana, dacché la scrivono – mutatis mutandis – i giornalisti. Una singola notizia, che arriva assolutamente identica in due redazioni diverse, può essere letta in altrettanti modi diametralmente opposti eppure non perdere nulla della sua veridicità, benché sarà la sua interpretazione ad essere decisiva. Andiamo, ad esempio, a vedere il caso di un recente lancio d’agenzia relativo al TAEG applicato ai mutui.

Da Bankitalia, che mensilmente elabora e pubblica i dati del suo supplemento al Bollettino statistico, giunge il valore numerico (quindi oggettivo) di un TAEG medio interbancario che è sceso a quota 2,89%: un calo significativo, visto che alla data del rilevamento precedente si parlava di un valore attestatosi a quota 3,01% nei mesi di novembre e dicembre. Meglio non confrontare, poi, i dati di gennaio 2010 con quelli dello stesso mese dell’anno precedente, quando addirittura il tasso annuo effettivo globale mediamente applicato dagli istituti di credito era su valori vicini al 5% (4,91, per la precisione).

Mutui: 2009 in calo, ripresa da ottobre; agli italiani piace variabile

Il malato è ancora debole, ma ha ripreso a camminare; il degente si alimenta da solo, benché sia meglio evitargli lo sforzo di cibi difficilmente digeribili, e deve comunque continuare a prestare attenzione ai sintomi, qualora dovessero insorgere di nuovo. Il quadro clinico, comunque, induce ad un moderato ottimismo. Usciamo dalla metafora e parliamone chiaramente: il bilancio dei mutui in Italia rimane negativo anche a fine 2009, ma il tracollo del 2008 ha lasciato spazio a numeri meno crudeli e – anzi – si comincia ad intravvedere la luce alla fine del tunnel. I dati elaborati dall’Osservatorio Assofin parlano chiaro: anche lo scorso anno c’è stato un calo delle erogazioni nell’ordine del 6,8%.

Ma il fatto che l’anno precedente il dato fosse un -14,4% e che il quarto trimestre 2009 si sia chiuso in territorio fortemente positivo (+20%) lascia ben sperare gli analisti, convinti che questi siano segnali di un’eloquente ripresa (benché tutta da confermare) oltreché di una reazione veemente e finalmente consapevole da parte dei risparmiatori italiani. Certo, scendendo nel dettaglio si possono fare scoperte ancora più interessanti benché forse meno sensazionali: è vero, infatti, che i dati dell’ultimo trimestre di rilevazione segnalano un’inversione di rotta, ma è vero anche che essi sono “drogati” dall’ampio ricorso a surroghe, mutui di sostituzione, di ristrutturazione e di liquidità.

Moratoria mutui: a febbraio 5mila richieste

Cinquemila al mese. Fossero euro in busta paga, diciamocelo, chi non li vorrebbe avere? Purtroppo non è questo il caso, ahinoi, anzi si parla di difficoltà economiche ed in particolare di mutui in sofferenza. 5mila al mese, infatti, sono state le richieste avanzate da titolari di mutuo nel solo mese di febbraio, in seguito al “via” dato dall’ABI (e concordato con la stragrande maggioranza delle banche italiane) alla moratoria sui mutui, ovverosia alla possibilità di richiedere la sospensione del pagamento delle rate per 12 mesi accordata in conseguenza della crisi economica mondiale e dei suoi tragici effetti sull’economia di molte famiglie.

Alluvione Messina: moratoria sui mutui alle imprese

Il Banco di Sicilia sta mettendo in campo una serie di iniziative in favore delle popolazioni colpite dall’alluvione verificatasi lo scorso 1 ottobre nella provincia di Messina, evento che colpì profondamente la città capoluogo causando crolli strutturali (a carico di strade e abitazioni) e alcune vittime tra la popolazione. Già nello scorso ottobre la banca, appartenente al Gruppo Unicredit, anticipando i provvedimenti in corso di approvazione da parte del governo nazionale aveva attivato la sospensione per 12 mesi delle rate dei mutui alle famiglie e delle quote capitali dei mutui alle imprese.

Proteggere il mutuo con un’assicurazione

Di norma quando ci si reca in banca per stipulare un mutuo per la prima casa, il futuro contraente ritiene di avere un reddito sufficiente ed uno stile di vita tale da poter far fronte mensilmente al pagamento delle rate. Purtroppo, per i successivi dieci, quindici, venti o più anni non c’è certezza di poter avere un reddito costante per tante ragioni e per ovvi motivi. La conseguenza di tutto ciò è che, ad esempio, la crisi degli ultimi due anni in Italia ha letteralmente spiazzato milioni di famiglie a causa della perdita del posto di lavoro o della cassa integrazione. I redditi sono di conseguenza scesi e, contestualmente, pagare la rata del mutuo è via via diventato inaspettatamente più difficile rispetto ai primi anni dalla stipula quando invece in famiglia si stava bene. Anche in materia di mutui prevenire è meglio che curare, ragion per cui quando si stipula un finanziamento immobiliare per l’acquisto, la costruzione o la ristrutturazione di una casa, è bene pensare se sia il caso di proteggersi associando al mutuo la stipula di coperture assicurative aggiuntive.

Crolla il mercato immobiliare: acquistare conviene. Ma se le banche negano i mutui…

Non c’è niente di più lineare del mercato, benché alle volte alcune delle sue logiche un po’ ci sfuggano. O meglio: il senso di certe dinamiche possiamo anche arrivare a capirlo, ma non a condividerlo perché accade anche che esse escludano dal mercato stesso alcune fasce della popolazione, magari dopo che le stesse erano state invece accolte fino a pochi mesi or sono in nome di una logica del “profitto a tutti i costi” che si fa sempre sulla pelle dei risparmiatori e molto meno di frequente a danno delle banche. Comunque resta il fatto che gli istituti di credito hanno chiuso i rubinetti dei mutui e, come immediata conseguenza, i valori degli immobili, specie di quelli situati nel centro delle città, sono crollati del 9%.

Regione Abruzzo stanzia 2 miliardi per i mutui in sofferenza

Se il motore si inceppa, la macchina non funziona. Un concetto tanto elementare, questo, che ben si presta per spiegare cosa è successo con l’impasse dell’economia reale. Il motore, almeno in Italia, è stato il mercato immobiliare: fermo questo perché le famiglie non riescono più a pagare il mutuo, e tantomeno a pensare di accenderne uno di questi tempi, si ferma tutto. A questo punto lo Stato si trova nelle condizioni di “dover” intervenire, così da garantire i pagamenti, sbloccare la liquidità che quindi torna in circolo e così far ripartire il motore, che in fondo aveva soltanto bisogno di un po’ di un buon lubrificante.

Molise in crisi: mutui congelati per gli imprenditori?

Ora che la marea nera (un argomento tanto in voga in questi ultimi giorni) della crisi finanziaria non preoccupa più nessuno, perché i manager sono tornati a far generare utili e le banche a far profitti, resta il problema della crisi dell’economia reale, pur sempre affrontato da telegiornali e carta stampata ma non più con i toni allarmistici dello scorso anno. E dire che la situazione tocca un numero ben più significativo di persone… Se le imprese, anche nei “motori” tradizionali dell’economia italiana (Lombarda, Triveneto, Emilia) stentano ad uscire dal pantano, figuriamoci cosa può accadere in una regione tradizionalmente meno ricca come ad esempio è il Molise.

Mutui: l’estinzione anticipata

Se il cliente desidera estinguere, totalmente o anche solo parzialmente, il proprio mutuo prima della scadenza dello stesso, ad esempio perché procede alla vendita dell’immobile, può farlo senza pagare nessuna penale di estinzione per quelle soluzioni che sono state stipulate dopo il 2 febbraio 2007 nel caso di un mutuo per l’acquisto della prima casa o, comunque, dopo il 3 aprile dello stesso anno (in questo caso il riferimento particolare è a coloro i quali hanno acceso un mutuo per acquistare o ristrutturare unità immobiliari adibite ad abitazione o allo svolgimento della propria attività economica). Le stesse regole si applicano anche ai mutui accollati a seguito di frazionamento

Mutui, negli Usa se ne fa a meno; in Italia rate pagate a fatica

Dati su mutui e finanziamenti, quant’è diventato difficile far quadrare il cerchio. Abbiamo parlato ieri della propensione italiana di affidarsi sempre meno alle banche per l’accensione di mutui inerenti all’acquisto di un’abitazione e qualche giorno fa s’è detto dell’inversione di tendenza, da parte degli istituti di credito, nella volontà di aprire alle richieste dei mutuanti: se il 2009 era stato l’anno della diffidenza da parte delle banche, sembra che con l’avvento del 2010 la situazione sia leggermente cambiata.

Più flessibilità: nuova parola d’ordine. Eppure, di fronte al mutato approccio creditizio nei confronti del cliente (soprattutto se privato cittadino e imprenditore di piccole e medie dimensioni) arrivano puntuali altri numeri a raccontare il periodo di ristrettezze che si sta attraversando. Qualche cifra ad attestare la difficoltà economica in cui versano i cittadini di ogni parte del mondo è presto data: la prima viene diffusa dalla  Mortgage Bankers Associations (MBA) e interessa gli Stati Uniti d’America, dove le richieste di mutuo per l’acquisto di un immobile sono diminuite – in una sola settimana, quella appena trascorsa – del 7,3%, toccando i minimi da maggio 1997. Al contempo, sono calati anche la componente dell’indice relativa alle domande di rifinanziamento (-8,9%) e l’indice generale delle richieste di mutui ipotecari (-8,5%).

Banca d’Italia: mutui e prestiti, un 2009 in altalena

Prestiti e mutui, aziende e famiglie: la realtà economica dell’Italia pare stia cambiando per l’evidente esistenza di percorsi differenti che sembrano non procedere più in parallelo: un campione di 400 banche ha decretato che le imprese stanno tornando a chiedere prestiti agli istituti di credito mentre le famiglie italiane sembrano inclini a non prestare – tanto quanto nel recente passato – domande per l’accensione di un mutuo. I dati sono stati resi noti dalla Banca d’’Italia che ha pubblicato il rendiconto dell’analisi condotta sulle economie regionali: numeri che attestano il dato di fatto fino al novembre dello scorso anno ma che pare portino verso una situazione che va a stabilizzarsi sempre più. Nel dettaglio: torna a crescere (secondo semestre 2009)la domanda di credito alle imprese che nella prima parte della passata annualità era andata in calando.

Verona e i mutui: poche sospensioni, quante rinegoziazioni!

Una tra le caratteristiche del mercato che da sempre ci sorprende più di altre è la sua capacità di autoregolarsi. Certo, interventi di indirizzo sono necessari e comunque vincolanti per molti, ma è davvero affascinante constatare come, ad una data situazione, consumatori e risparmiatori (che poi sono le stesse persone, e formano il mercato) reagiscano più o meno nello stesso modo, mettendo in luce un trend che poi le aziende e le banche studiano e cercano di assecondare (naturalmente per trarne profitto). Se analizziamo il caso italiano, possiamo accorgerci di differenze regionali nel settore produttivo e quindi anche nella risposta a situazioni di difficoltà. Vediamo come Verona e la sua provincia hanno reagito alla crisi partendo dal versante dei mutui.

Mutui, moratoria per 90mila famiglie

È scattata lo scorso primo febbraio; è partita comunque, pur senza che tutte le banche italiane si allineassero nel proporla benché, alla fine, gli operatori del settore siano concordi nell’affermare che entro poche settimane il 100% degli istituti si convinceranno della bontà della decisione e predisporranno (almeno nel caso di chi ancora non l’ha fatto) delle soluzioni “ad hoc” calibrate sulla base delle proprie possibilità e di quelle della clientela; è stata pensata per venire incontro ad una platea (stimata) di 150mila famiglie, benché le nuove proiezioni parlino di numeri sensibilmente più bassi. È la moratoria sui mutui, misura adottata dall’ABI nell’ambito del Piano Famiglia per sgravare gli italiani da uno degli oneri più importanti sulla busta paga in questo periodo di crisi.

Mutui: tassi d’interesse al minimo a gennaio 2010

Tra coloro i quali hanno analizzato e stanno analizzando le tendenze di medio periodo (più o meno da un anno e mezzo a questa parte) dell’economa mondiale e del mercato, sono in molti quelli che consigliano di muoversi per approfittare di una condizione di debolezza probabilmente irripetibile. Da una parte speriamo di dargli ragione, nel senso che crediamo tutti si stiano augurando che la crisi possa passare al più presto, il motore dell’economia tornare a spingere e così riattivarsi la domanda di lavoro; dall’altra parte, però, il mercato è ancora convalescente soprattutto a causa della debolezza dei consumatori, sempre più in affanno in questi mesi. Anche se può sembrare un azzardo, l’affanno è proprio la situazione nella quale guardarsi intorno per cercare nuove strade in grado di consentirci di superare la fase critica. Tanto più di questi tempi, con i tassi dei mutui al nuovo minimo storico.