Mutui-Truffa: dopo Goldman Sachs tocca a Morgan Stanley

di Moreno 1

 Uno alla volta, nella rete devono finirci tutti. Il braccio di ferro che Barack Obama sta mettendo in atto contro le principali banche d’affari americane, colpevoli di aver precipitato l’economia verso il tracollo di una profonda crisi che non accenna a concludersi (meno che mai ora, dopo che l’Europa è stata seriamente contagiata), non si è arrestato con il caso – che sembra essere svaporato – di Goldman Sachs, bensì sembra aver ritrovato nuovo slancio e vigore nell’inchiesta che si prepara rispetto all’operato di Morgan Stanley, finita sotto il microscopio degli inquirenti per aver condotto operazioni non del tutto trasparenti nel settore mutui immobiliari, cartolarizzazioni e connessi.

L’accusa a carico di Morgan Stanley? Aver peccato di scarsa fantasia. Sì, avete capito bene, perché la grande banca d’affari USA avrebbe condotto un’operazione molto simile a quella portata avanti da Goldman Sachs, che per questo è stata incriminata: impacchettare prodotti finanziari che includevano vari titoli immobiliari con il marchio di fabbrica Morgan Stanley, dunque con rendimenti considerati quasi sicuri; vero per le agenzie di valutazione del credito, meno vero per la banca, che avrebbe poi scommesso contro la bontà di questi stessi titoli derivati. Le accuse formali contro Morgan Stanley non sono ancora partite, ma secondo indiscrezioni raccolte dal Wall Street Journal è questione di poco.

Le autorità hanno sottolineato che si tratta di un’inchiesta ancora in fase preliminare: in effetti, e il caso-Goldman Sachs sembra essere lì a dimostrarlo, a fronte di decine di inchieste simili che scattano ogni anno i colpevoli acclarati sono davvero pochi, dal momento che provare la frode nei confronti dei clienti è molto difficile. Per giunta, la difesa avrebbe già pronto un alibi di ferro: la crisi ha sottratto a Morgan Stanley ben 9 miliardi di dollari, come si può dimostrare che Morgan Stanley abbia agito per interessi propri contro gli interessi economici degli investitori? L’amministratore delegato James Gorman ha detto che «non siamo stati contattati dal dipartimento di Giustizia a proposito di transazioni menzionate dall’articolo del Wall Street Journal e non siamo al corrente di alcuna indagine del dipartimento di Giustizia». Ma alla Borsa di New York i polsini di qualcuno hanno già cominciato a tremare.

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