Mercato immobiliare, la situazione: nessun segno di cedimento

di Daniele Pace Commenta

Non sembra dare segni di cedimento il mercato immobiliare, neanche dopo l’emergenza sanitaria legata al Coronavirus. Il mutuo non sembra più avere le medesime caratteristiche di qualche tempo fa, con il sistema a tassi bassi che pare ormai aver cambiato regime. Insomma, il tasso fisso al di sotto della soglia dell’1% e quello variabile allo 0,5% potrebbero ben presto lasciare la scena a dei tassi decisamente differenti.

Secondo quanto è stato riportato da parte di una serie di esperti del settore non ci si dovrebbe preoccupare troppo, dato che il trend in aumento, in realtà, si svilupperà in maniera decisamente graduale. In questo modo, sia i risparmiatori che gli investitori avranno la possibilità di adeguarsi a un nuovo meccanismo che non è detto possa essere così negative come ci si potrebbe attendere.

Il mercato immobiliare, quindi, ha dimostrato ancora una volta di avere la “pellaccia dura”. Insomma, non è stata sufficiente nemmeno una pandemia diffusa a livello mondiale per abbatterlo. In base alle ultime bozze legate alla legge finanziaria, si prevede uno stanziamento di altri 240 milioni di euro, che verranno garantiti ai mutui dedicati ai giovani, senza dimenticare ulteriori 150 milioni di euro per degli stanziamenti previsti in precedenza.

Le ultime indagini di mercato hanno messo in evidenza come ci sia un’evidente tendenza ad approcciarsi a una risalita dei tassi a partire dai primi mesi del prossimo anno. Una situazione in cambiamento, quindi. In confronto allo scorso mese di gennaio, le ultime rilevazioni hanno svelato un forte incremento dei finanziamenti a tasso fisso. I prestiti a 10 anni si potevano portare a casa anche con un tasso leggermente superiore allo 0,5%, ma ora sono già arrivati a toccare la soglia dello 0,91%. Uno scenario decisamente simile rispetto alle scadenze su 20 e 30 anni, con degli incrementi pari a 26 e 24 centesimi. Giusto per fare un esempio, attualmente il tasso previsto su un finanziamento di durata pari a 20 anni è pari all’1%, mentre su un mutuo trentennale si è tornati a picchi pari all’1,26%.

Lo scenario sembra leggermente migliorare in riferimento ai tassi legati ai prestiti a tasso variabile, in cui quello a 10 anni si è ridotto di un centesimo, arrivando allo 0,62%. Il ventennale di 3 centesimi, invece, si aggira intorno allo 0,68%, mentre quello a 30 anni è sceso allo 0,78%. In poche parole, quello che emerge in misura più netta è che la differenza tra tasso fisso e tasso variabile si è ampliata fino a raggiungere il mezzo punto percentuale.