Mutui: Fisso più del Variabile, surroghe e sostituzioni decisivi

di Moreno Commenta

Non ci eravamo sbagliati: seguendo gli orientamenti fatti dal mercato, avevamo detto già al termine dell’Estate che in Italia sta tornando di moda il mutuo a tasso fisso, a scapito di un variabile che si è rivelato molto forte negli ultimi due anni salvo perdere terreno ora che gli indicatori segnalano una ripresa debole ma comunque presente, della quale non possiamo non tener conto quando prendiamo in considerazione l’idea di indebitarci per somme così importanti e per così tanto tempo. La verità, poi, è che il tasso fisso è tornato a “tirare” agevolato anche da una novità abbastanza recente: il Decreto Bersani sulle liberalizzazioni datato 2007.

Già, perché è solo da allora che le banche hanno perso il privilegio di ostacolare la surroga, ossia la revisione –che generalmente avviene mediante trasferimento- del tasso applicato e della durata del finanziamento (non dell’importo). Proprio in questa fase di difficoltà economiche generalizzate e di crollo dei tassi, molti hanno pensato –bene- di fare il tagliando al mutuo valutando se non ve ne fossero sul mercato altri a condizioni più vantaggiose. Ne è emerso che, indipendentemente dalla maggiore incidenza del tasso fisso sulle nuove richieste di finanziamento, chi ha optato per una variazione delle condizioni ha scelto in prevalenza di legare il proprio destino a quello di un mutuo a tasso fisso, valutando il vantaggio di una rata sostanzialmente costante (quindi prevedibile).

Surroghe e sostituzioni (in quest’ultimo caso si cambia anche l’importo del mutuo) rappresentano circa un terzo dell’attuale mercato dei mutui: impossibile che non abbiano avuto influenza sulle dinamiche dello stesso! “La maggior parte delle richieste di surroghe ha riguardato il passaggio dal variabile al fisso o da un vecchio fisso a un nuovo, più conveniente fisso”, ha spiegato a Il Sole 24 Ore Roberto Anedda, vicepresidente di MutuiOnline.it. Per ora siamo 47 (per cento, mutui a tasso fisso) contro 31 (i variabili). E i trend sembrano confermarsi anche per il 2011, a patto che l’IRS non subisca tensioni.