Casa donata? Niente mutuo

di Sofia Martini Commenta

 Se un immobile è frutto di una donazione, teoricamente si può acquistare e teoricamente per l’istituto di credito è possibile (con fatica) iscrivere l’ipoteca sull’immobile per determinarne l’acquisto.

Di fatto però, le banche tendono a non concedere crediti per l’acquisto di questo tipo di case.

La donazione di un immobile può essere sempre impugnata. Per essere davvero al sicuro, un acquirente deve conoscere i tempi esatti dell’atto di donazione. Per legge, dal 2005, è stato previsto che se il donante è in vita, devono essere trascorsi almeno 20 anni dall’atto di donazione.

Solo dopo la scadenza ventennale gli eredi non possono più impugnare l’atto. Se il donante è passato a miglior vita, invece, il tempo da aspettare è di 10 anni dalla morte. In più l’atto può essere comunque impugnato da figli di cui il donante ignorava l’esistenza che si fanno avanti dopo la sua morte. In questi casi il nuovo erede in corsa per la donazione ha 5 anni di tempo per far valere i suoi diritti.

Questa normativa penalizza il piazzamento sul mercato degli immobili frutto di una donazione. Come abbiamo detto in precedenza, la banca può valutare caso per caso se concedere un mutuo con provenienza donativa.

Un notaio del Consiglio nazionale del Notariato, però, intervistato dal Sole 24 Ore, specifica che se la casa è frutto di una donazione, gli istituti di crediti si cautelano chiudendo i rubinetti del credito.

Una normativa di questo tipo, in un periodo di forte crisi economica, scoraggia la ripresa del mercato immobiliare.