Mini-Spread, cos’è?

di Sofia Martini Commenta

Una strategia per abbassare le rate dei finanziamenti e risollevare il mercato.

Gli esperti di mercato immobiliare non hanno dubbi. L’anno in corso sarà foriero di miglioramenti per quanto riguarda l’andamento dei mutui.

A chi crede che peggio dell’anno appena concluso non potrà andare, è bene cercare di rispondere analizzando la situazione e osservando alcuni dei principali punti di vantaggio che potrebbero fungere da leva nell’esercizio appena cominciato. Uno di questi è il mini-spread: di cosa si tratta?

 

In primo luogo si può partire dalle politiche degli istituti di credito, che già nel 2014 hanno avuto modo di tagliare gli spread, con una strategia che dovrebbe proseguire anche nel corso del 2015. Sebbene si proceda con grande cautela, è probabile che il 2015 possa consolidare uno scenario tale per cui lo spread sui tassi dei mutui a tasso variabile possa oscillare anche sotto quota 2 punti percentuali. Oltre al ridotto costo del denaro per i mutuatari, un altro elemento che dovrebbe costituire una discreta fortuna è rappresentato dall’incrementata liquidità nelle casse degli istituti di credito: una condizione che dovrebbe crescere ulteriormente nel corso del 2015, arrivando a costituire presupposto utile per una maggiore “generosità” creditizia. Non è un caso, anche in tale ambito, che tra i budget degli istituti di credito emerga una previsione di incremento delle nuove erogazioni tra il 15% e il 30%.

In altri termini, le banche proseguono nell’idea di impiegare effettivamente la nuova liquidità in eccesso, a farlo nei prodotti mutui, e a farlo con condizioni di onerosità ridotte per quanto attiene le tasche dei mutuatari. Una visione che – pur più volte sperata durante gli scorsi anni – nel 2015 potrebbe trovare una piena applicazione, visto e considerato che i margini del trading sui titoli di Stati sono oramai ridotti ai minimi termini, e continueranno a ridursi se la Bce – come sembra – dovesse avviare una politica di quantitative easing, con annesso l’acquisto di titoli di Stato dell’Eurozona.