Gli effetti sui mutui a tasso variabile e fisso con le decisioni di fine luglio

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Un approfondimento doveroso, oggi, per analizzare gli effetti sui mutui a tasso variabile e fisso con le decisioni di fine luglio. La recente decisione del Consiglio direttivo della Banca Centrale Europea di mantenere inalterati i tassi d’interesse rappresenta una pausa strategica nella traiettoria della politica monetaria del blocco euro.

Durante la riunione tenutasi il 23 luglio, l’istituto di Francoforte ha confermato il saggio sui depositi al 2,25%, quello sulle operazioni di rifinanziamento principali al 2,40% e il tasso sui prestiti marginali al 2,65%. Tale linea di condotta giunge all’indomani del rialzo deliberato nel mese di giugno, una misura inizialmente giudicata affrettata in scia alla tregua mediorientale tra Washington e Teheran, ma rivelatasi profetica alla luce dei recenti e drammatici sviluppi geopolitici che hanno fatto impennare le quotazioni del greggio oltre la soglia dei cento dollari al barile.

mutui a tasso variabile
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I dettagli sugli effetti sui mutui a tasso variabile e fisso

Gli osservatori di mercato ritengono tuttavia che l’attuale stabilità sia soltanto temporanea. Per la prossima vertenza monetaria, prevista per il 10 settembre, appare estremamente probabile un ulteriore ritocco all’insù di venticinque punti base. Tale prospettiva pone gli organi direttivi dell’Eurozona di fronte a un delicato dilemma macroeconomico: combattere l’impennata inflazionistica derivante dai rincari energetici rischia infatti di penalizzare pesantemente paesi come Italia e Francia, già caratterizzati da stime di crescita del Prodotto Interno Lordo estremamente contenute, con il concreto pericolo di spingere le principali economie del continente verso una fase di prolungata stagnazione.

Sul fronte del credito immobiliare, le analisi effettuate dall’Osservatorio di MutuiOnline evidenziano dinamiche particolarmente interessanti. Al momento, il mantenimento dei tassi invariati garantisce ancora una maggiore convenienza per i finanziamenti a tasso variabile rispetto a quelli a tasso fisso. Nello specifico, mentre i primi registrano un saggio medio salito nell’ultimo mese dal 2,58% al 2,80%, i finanziamenti a rata fissa si attestano su valori mediamente superiori, posizionandosi al 3,33%. Questo scarto genera oggi un risparmio mensile nell’ordine dei 32 euro per la famiglia tipo, corrispondente a un beneficio complessivo di circa 7.600 euro per l’intera durata del piano di ammortamento.

L’eventuale stretta creditizia ipotizzata per il mese di settembre potrebbe tuttavia assottigliare in maniera determinante questo margine di vantaggio. Un nuovo incremento di un quarto di punto porterebbe infatti il Tasso Annuale Nominale medio del variabile intorno al 3,05%, dimezzando quasi il risparmio mensile a circa 17 euro, per un beneficio totale ridotto a 4.000 euro. Ciononostante, la clientela italiana continua a dimostrare una spiccata avversione al rischio e una netta predilezione per la certezza dei costi. Nel mese di luglio, la quota di richiedenti che ha optato per il tasso fisso ha infatti raggiunto il 94% dei nuovi contratti, confermando un trend in ulteriore crescita rispetto al 91,4% registrato il mese precedente.