Mutuo a tasso fisso, conviene?

di Sofia Martini Commenta

Fotografia di una fase dominata dalle conseguenze del Quantitative Easing.

Quando si parla di accensione di finanziamenti per acquistare una abitazione ci sono sempre molti elementi da tenere in considerazione.

Occorre infatti preoccuparsi dell’andamento dell’economia reale (ovvero dell’andamento dei prezzi delle case, dei salari e delle tasse sulle case) e di quello della macroeconomia (ovvero dell’andamento dei tassi interbancari Euribor ed Eurirs agganciati al mutuo in funzione dei tassi di riferimento stabiliti dalla Banca centrale europea). In questi frangenti, di certo, le novità non mancano mai.

E con esse cambiano le condizioni potenziali sia sui nuovi mutui che per quelli già sottoscritti (grazie all’opzione della rinegoziazione con la propria banca o della surroga presso un altro istituto).

Fotografando le novità del momento registriamo che l’Euribor a 1 mese è addirittura (seppur di qualche millesimo) sceso sotto zero. L’Euribor a 3 mesi (che pure interessa molti mutuatari che hanno stipulato o sono direzionati verso un prestito ipotecario a tasso variabile) è praticamente a zero. Anche gli Eurirs (gli indici che interessano al momento della stipula i mutui a tasso fisso) sono ai minimi storici, complice lo sprofondamento dei tassi del Bund tedesco a cui, seppur indirettamente, sono collegati. L’Eurirs a 20 anni (che interessa chi stipula un mutuo a 20 anni) è sceso all’1,12%, il 24 anni all’1,19% e il 30 anni all’1,23 per cento. Mai così in basso.

Da ciò si evince che a parità di spread (il margine lordo applicato dalla banca sul mutuo da aggiungere ad Euribor ed Eurirs per ricavare la rata da pagare rispettivamente del variabile o del fisso) il duello tra mutui a tasso variabile e mutuo a tasso fisso è quantomai poco scontato in questa delicata fase, nettamente condizionata dal quantitative easing (allentamento monetario) lanciato dalla Banca centrale europea il 19 gennaio scorso per far ripartire l’economia e quindi anche per tirare un po’ su l’inflazione (visto che a gennaio l’Eurozona ha riscontrato una deflazione dello 0,6% su base annua).