La guerra sta innescando mutui più alti anche in Italia e nel resto d’Europa

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Inzia a trovare riscontro la voce secondo cui la guerra in Medio Oriente avrebbe innescato mutui più alti anche in Italia e nel resto d’Europa, con alcuni effetti a lungo termine che dobbiamo prendere in esame oggi. L’ombra della stagflazione torna a spaventare l’economia globale. Una nuova ondata di rincari sta investendo il mercato dei mutui e, sorprendentemente, il fenomeno si sta manifestando prima ancora che le banche centrali intervengano ufficialmente.

Gli istituti di credito si stanno muovendo d’anticipo per proteggersi dalle spinte inflazionistiche alimentate dalle tensioni geopolitiche in Medio Oriente, in particolare dopo il blocco dello stretto di Hormuz e i bombardamenti sull’Iran.

mutui più alti
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Inevitabili i mutui più alti anche in Italia

Il fenomeno ha assunto proporzioni tali da conquistare l’apertura del Financial Times. Lo scenario più critico si registra negli Stati Uniti, dove i tassi sui finanziamenti trentennali hanno sfiorato il 6,37%, vanificando i tre tagli consecutivi varati dalla Federal Reserve in autunno. Il mercato immobiliare americano sconta inoltre una storica carenza di offerta che risale alla crisi del 2008. Nonostante i tentativi dell’amministrazione Trump di calmierare i prezzi attraverso i colossi semipubblici Fannie Mae e Freddie Mac, gli analisti concordano: con tassi superiori al 6%, la ripresa delle compravendite è congelata e l’era del denaro a costo zero legata al Covid è definitivamente conclusa.

L’Europa non è da meno. Il Regno Unito fa segnare i rialzi più verticali, con i mutui biennali a tasso fisso balzati dal 3,97% al 5,1% in meno di tre mesi. In Germania i tassi decennali hanno toccato il 3,6%, traducendosi in un aggravio di mille euro all’anno di interessi per un prestito medio da 350 mila euro.

E in Italia? Secondo i dati dell’Abi, ad aprile il tasso medio sui nuovi mutui alle famiglie è salito al 3,43%. Anche se i finanziamenti a imprese e nuclei familiari mostrano ancora un trend positivo, si tratta del riflesso di delibere antecedenti al conflitto. Il vicedirettore dell’Associazione, Gianfranco Torriero, ha invitato alla cautela, non nascondendo il timore di una prossima contrazione della domanda e degli investimenti aziendali.

Il futuro prossimo appare tracciato: gli esperti non si chiedono più se le banche centrali interverranno, ma solo quando. Un sondaggio Reuters indica che la BCE, costretta a inseguire un’inflazione ben oltre il target del 2%, ritoccherà al rialzo i tassi sui depositi già a giugno, replicando l’operazione entro l’anno. L’unica speranza di allentare la morsa resta legata alla diplomazia, con l’Iran che valuta una tregua e la riapertura di Hormuz in cambio della fine delle ostilità.