Sorpasso del tasso variabile dei mutui su quello fisso in Italia

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Il tasso variabile dei mutui sta superando quello fisso. Il panorama del credito immobiliare sta vivendo una fase di profonda trasformazione, segnata dal ritorno in auge dei mutui a tasso variabile. Dopo un lungo periodo in cui il tasso fisso ha rappresentato una scelta quasi obbligata per i risparmiatori in cerca di stabilità, le recenti dinamiche di mercato propongono uno scenario differente. I finanziamenti agganciati all’Euribor offrono oggi rate di partenza sensibilmente più basse rispetto alle opzioni a costo bloccato, garantendo un risparmio immediato che può alleggerire il bilancio familiare in modo significativo.

tassi dei mutui in Italia
tassi dei mutui in Italia

Un aggiornamento sull’andamento del tasso variabile dei mutui qui in Italia

Questo sorpasso commerciale si inserisce tuttavia in un contesto macroeconomico complesso e incerto. La Banca Centrale Europea ha recentemente deliberato un incremento del costo del denaro, portando il tasso sui depositi al 2,25% e quello sulle operazioni di rifinanziamento principali al 2,40%. Questa stretta monetaria, motivata dalla ripartenza dell’inflazione nell’eurozona e dalle persistenti tensioni sui mercati energetici e geopolitici, ha già spinto al rialzo l’Euribor a tre mesi. Al contrario, l’Irs, che regola i mutui a tasso fisso, si mantiene su livelli superiori, giustificando lo scarto tra le due tipologie di prodotto.

I dati dell’Osservatorio di MutuiOnline.it fotografano chiaramente questo divario, evidenziando una forbice di circa tre quarti di punto percentuale a favore del variabile. Su un finanziamento standard, tale differenza si traduce in un beneficio iniziale di svariate decine di euro al mese. Il fenomeno trova riscontro anche nell’ultimo rapporto della Banca d’Italia, che registra un incremento dei nuovi mutui con tasso indicizzato o rinegoziabile a breve termine, i quali hanno superato il 21% del totale delle nuove stipule.

Nonostante l’attrattiva dello sconto iniziale, la scelta del tasso variabile espone il mutuatario al rischio di futuri rincari. Se l’inflazione dovesse rimanere elevata nel medio periodo, l’Euribor potrebbe continuare a salire, assorbendo rapidamente il vantaggio iniziale e spingendo la rata oltre il livello del fisso bloccato alla stipula. Per questa ragione, il tasso variabile si rivela indicato prevalentemente per chi possiede un ampio margine di risparmio mensile, pianifica di estinguere il debito in tempi brevi o prevede una futura vendita dell’immobile. Chi invece presenta entrate fisse e impegni finanziari vicini alla soglia critica del terzo del proprio reddito trova ancora nel tasso fisso la massima tutela per la solidità del bilancio familiare.

Insomma, la tendenza che al momento vede primeggiare il tasso variabile dei mutui appare molto chiara in questo momento in Italia.