Da Popolare a Spa: Bari lavora per il grande cambiamento

di gianni puglisi Commenta

È passato un anno, ma la questione non si è ancora risolta: la decisione della Corte Costituzionale in merito alla riforma delle banche popolari, infatti, potrebbe vedere la luce solamente nei primi due mesi del prossimo anno. Il passaggio da normali istituti di credito a società per azioni non è stato ancora compiuto solo dalla Banca Popolare di Sondrio e quella di Bari. Anche se in realtà, la situazione dei due istituti è del tutto differente. Se il presidente della Banca Popolare di Bari, Marco Jacobini, sta già operando per rilanciarsi sul mercato e anche per intraprendere un percorso per adeguarsi alla futura riforma, l’istituto di Sondrio si trova in una posizione opposta, anche per via di un contenzioso tra i soci storici e il fondo d’investimento Amber.

Il Gruppo barese ha fatto partire il processo di cartolarizzazione dei mutui ipotecari residenziali: l’operazione è stata assegnata al partner JP Morgan, mentre sarà Cerved ad occuparsi, grazie ad un’intesa pluriennale, della gestione delle varie sofferenze e inadempienze probabili. Il bilancio rimane comunque gravato dalla decisione di incorporare Tercas, ovvero l’ex Cassa di Risparmio di Teramo, che stava attraversando una fase di crisi ed era in amministrazione controllata. L’impatto sul bilancio è stato notevole, per via dei 500 milioni di euro che la Popolare di Bari ha dovuto spendere di tasca propria nel 2014, esattamente qualche mese prima che arrivasse lo Stato a salvare, nelle ormai ben note vicende, Banca Marche, Carife, Carichieti e Banca Etruria.

Una fase di appannamento e di crisi che ha colpito tutto il sistema bancario italiano, legata a interventi legislativi che sono rimasti solamente sulla carta, che ha portato ad un abbassamento del valore delle azioni di Banca Popolare di Bari, nello scorso anno, da 9,53 fino a 7,50 euro. Un trend che chiaramente ha messo in allerta i 70 mila soci. E la soluzione di creare una holding cooperativa con cui i soci avrebbero potuto mantenere il controllo sulla banca in seguito alla trasformazione in società per azioni non è possibile. È stato il Consigliato di Stato a sancire il divieto di tale pratica, che non ha alcuna base legislativa, ma che era considerata come una possibilità concreta più che altro per la Banca Popolare di Sondrio.